L'influsso segreto
I vangeli apocrifi nell'arte e nella letteratura

È quasi Natale, e molti di noi avranno fatto il tradizionale presepe: Gesù bambino è al centro della scena, in una capanna o una grotta con il bue da una parte e un asino dall'altra. Da lontano arrivano i tre Re Magi: Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. Tutti i presepi sono fatti così, ma, a ben guardare, nessuno dei quattro vangeli canonici menziona la grotta, il bue e l'asino, piuttosto che i nomi dei Magi. Del resto nella storia dell'arte e della letteratura cristiana ricorrono dettagli e simboli che non trovano riscontro immediato nelle Scritture. La loro origine si cela spesso in una fonte poco conosciuta e raramente dichiarata: i vangeli apocrifi.

Nei primi secoli dopo la nascita di Cristo, proliferarono un gran numero di Vangeli, resoconti più o meno attendibili della predicazione orale di Gesù e delle vicende della sua vita. In questa proliferazione possiamo leggere due tendenze importanti: da un lato la rapida diffusione e la crescente popolarità del Cristianesimo, dall'altra la nascita di correnti religiose quali lo Gnosticismo ed il Manicheismo, che fondono disinvoltamente elementi del paganesimo e della filosofia greca con il messaggio cristiano, finendo spesso per snaturarlo del tutto.

Com'è noto la Chiesa scelse di includere nel canone delle Sacre Scritture solo quattro vangeli: Marco, Matteo, Luca e Giovanni, ritenendo che questi fossero i più antichi e diffusi nelle prime comunità cristiane, dunque i più rappresentativi del reale messaggio di Gesù. La filologia moderna concorda in larga parte con questa opinione. Tutti gli altri vangeli vennero bollati come "apocrifi", parola greca che significa "nascosti". Erano nascosti o perché usati da sette segrete a carattere iniziatico, o semplicemente perché non venivano comunemente letti e commentati nella liturgia.

La Chiesa invitò, ed invita tuttora, ad una certa prudenza nell'accostarsi a questo materiale. La maggior parte degli apocrifi svilisce il contenuto dei vangeli canonici con aggiunte irrilevanti, poco pertinenti, criptiche, di dubbio gusto o a volte totalmente incongruenti. Del resto, anche volendo non farsi condizionare dai giudizi ecclesiastici, leggendoli si percepisce immediatamente una notevole caduta di stile rispetto al tono sacrale e composto di Marco, Matteo Luca e Giovanni.

Nonostante secoli di ammonimenti, alcuni vangeli apocrifi hanno avuto una certa diffusione, giungendo ad influenzare molte espressioni artistiche e letterarie. Il perché va forse ricercato nella esagerata e mirabolante teatralità cui vengono descritte le vicende della vita di Gesù e nella tendenza ad abbellire il racconto con sottotrame narrative, allegorie ed episodi fantastici. Sono caratteristiche queste che decreteranno il duraturo successo di molte altre opere della letteratura Greca e Romana dell'epoca, si pensi ad esempio all'Asinus Aureus di Apulieo.

Proprio per la loro forza visiva e scenografica, gli apocrifi sono stati una ricchissima fonte di ispirazione per intere generazioni di grandi letterati e artisti, da Giotto a Raffaello a Dante Alighieri. In queste pagine ho raccolto alcuni esempi di come molte opere famose e popolari siano state influenzate dai vangeli apocrifi.

Il presepe e la Natività
Il presepe contiene molti elementi tratti dai vangeli apocrifi dell'infanzia, soprattutto quello di Giacomo e quello dello pseudo-Matteo: tra questi la grotta, il bue e l'asinello ed il numero dei Re Magi.
Il Corano e i vangeli apocrifi
Approfondiamo analogie e differenze tra Corano e vangeli apocrifi relativamente ad alcuni episodi della vita di Maria e Gesù.
Gli affreschi di Castelseprio
Nella chiesetta di Santa Maria Foris Portas a Castelseprio troviamo uno dei cicli di affreschi più belli e misteriosi dell'Alto Medioevo. La storia dei Longobardi, la decadenza dell'Impero Romano d'Oriente, la lotta all'Arienesimo e la tradizione apocrifa rivivono in questi suggestivi dipinti.

Copyright © 1998-2017 Delta November